CANTINE A CASA

Nella storia del Principato Ultra, con capoluogo prima Montefusco e poi, dal 1806, Avellino, grande importanza per lo sviluppo economico industriale ebbe il dominio dei Caracciolo, feudatari dal 1581, la cui ininterrotta signoria durò fino all’eversione della feudalità (1806). I Caracciolo si impegnarono non solo a costituire un’entità feudale omogenea e compatta dal punto di vista territoriale, ma a creare ed incrementare un apparato produttivo con uno spiccato carattere industriale e commerciale, grazie soprattutto allo sfruttamento, a fini industriali, dell’energia idraulica fornita dai corsi d’acquq Sabato e Fenestrelle. Avvalendosi della perizia tecnica di esperti ingegneri, dettero vita ad un complesso ed articolato sistema idraulico, comprendente palate, portelloni e condotti sotterranei, destinati allo sfruttamento delle sorgenti che animavano i mulini e le macchine idrauliche sul territorio, usate soprattutto per la produzione dei “panni di lana”. Tra Monteforte e Pianodardine, infatti, sorgevano ben sei “gualchiere” che furono fonte di cospicui proventi per i Principi Caracciolo. La “gualchiera” di Pianodardine – oggi sede delle Cantine A Casa – insieme a una taverna e una casa da abitazione, figura già nel Catasto Napoleonico del Comune di Avellino (1809/10) alle partite 817/818. Con sentenza di aggiudicazione del Tribunale Civile di Avellino del 14/15 settembre 1852 tutti i beni del Principe Caracciolo passarono ad altre persone, tra cui il cognato Leopoldo de La Tour, Conte di Napoli e la Marchesa Giustino Caracciolo Imperiale, sua moglie. Nel Catasto fabbricati del Comune di Avellino, impiantato intorno alla metà del XIX sec., alla partita 285, intestata al Conte Leopoldo de La Tour fu Emanuele, figura in località Pianodardine una casa di 4 vani terranei e 4 vani al primo piano, descritta come opificio per la filatura del lino e della canapa, con un’annotazione a margine indicante il cambio di destinazione ad uso di abitazione. Alla morte di Leopoldo de La Tour, avvenuta il 19 gennaio 1906, i figli Francesco, Leopoldo, Maria e Marino, non vivendo ormai più in Italia, preferiscono alienare tale bene, vendendolo con atto Lucadamo del 20/6/1920 ai fratelli Angelo e Michele Mastroberardino, già fittuari dello stesso stabile, ove, fin dal 1878 il padre Angelo aveva avviato una industria vinicola Nella storia del Principato Ultra, con capoluogo prima Montefusco e poi, dal 1806, Avellino, grande importanza per lo sviluppo economico industriale ebbe il dominio dei Caracciolo, feudatari dal 1581, la cui ininterrotta signoria durò fino all’eversione della feudalità (1806). I Caracciolo si impegnarono non solo a costituire un’entità feudale omogenea e compatta dal punto di vista territoriale, ma a creare ed incrementare un apparato produttivo con uno spiccato carattere industriale e commerciale, grazie soprattutto allo sfruttamento, a fini industriali, dell’energia idraulica fornita dai corsi d’acquq Sabato e Fenestrelle. Avvalendosi della perizia tecnica di esperti ingegneri, dettero vita ad un complesso ed articolato sistema idraulico, comprendente palate, portelloni e condotti sotterranei, destinati allo sfruttamento delle sorgenti che animavano i mulini e le macchine idrauliche sul territorio, usate soprattutto per la produzione dei “panni di lana”. Tra Monteforte e Pianodardine, infatti, sorgevano ben sei “gualchiere” che furono fonte di cospicui proventi per i Principi Caracciolo. La “gualchiera” di Pianodardine – oggi sede delle Cantine A Casa – insieme a una taverna e una casa da abitazione, figura già nel Catasto Napoleonico del Comune di Avellino (1809/10) alle partite 817/818. Con sentenza di aggiudicazione del Tribunale Civile di Avellino del 14/15 settembre 1852 tutti i beni del Principe Caracciolo passarono ad altre persone, tra cui il cognato Leopoldo de La Tour, Conte di Napoli e la Marchesa Giustino Caracciolo Imperiale, sua moglie. Nel Catasto fabbricati del Comune di Avellino, impiantato intorno alla metà del XIX sec., alla partita 285, intestata al Conte Leopoldo de La Tour fu Emanuele, figura in località Pianodardine una casa di 4 vani terranei e 4 vani al primo piano, descritta come opificio per la filatura del lino e della canapa, con un’annotazione a margine indicante il cambio di destinazione ad uso di abitazione. Alla morte di Leopoldo de La Tour, avvenuta il 19 gennaio 1906, i figli Francesco, Leopoldo, Maria e Marino, non vivendo ormai più in Italia, preferiscono alienare tale bene, vendendolo con atto Lucadamo del 20/6/1920 ai fratelli Angelo e Michele Mastroberardino, già fittuari dello stesso stabile, ove, fin dal 1878 il padre Angelo aveva avviato una industria vinicola Nella storia del Principato Ultra, con capoluogo prima Montefusco e poi, dal 1806, Avellino, grande importanza per lo sviluppo economico industriale ebbe il dominio dei Caracciolo, feudatari dal 1581, la cui ininterrotta signoria durò fino all’eversione della feudalità (1806). I Caracciolo si impegnarono non solo a costituire un’entità feudale omogenea e compatta dal punto di vista territoriale, ma a creare ed incrementare un apparato produttivo con uno spiccato carattere industriale e commerciale, grazie soprattutto allo sfruttamento, a fini industriali, dell’energia idraulica fornita dai corsi d’acquq Sabato e Fenestrelle. Avvalendosi della perizia tecnica di esperti ingegneri, dettero vita ad un complesso ed articolato sistema idraulico, comprendente palate, portelloni e condotti sotterranei, destinati allo sfruttamento delle sorgenti che animavano i mulini e le macchine idrauliche sul territorio, usate soprattutto per la produzione dei “panni di lana”. Tra Monteforte e Pianodardine, infatti, sorgevano ben sei “gualchiere” che furono fonte di cospicui proventi per i Principi Caracciolo. La “gualchiera” di Pianodardine – oggi sede delle Cantine A Casa – insieme a una taverna e una casa da abitazione, figura già nel Catasto Napoleonico del Comune di Avellino (1809/10) alle partite 817/818. Con sentenza di aggiudicazione del Tribunale Civile di Avellino del 14/15 settembre 1852 tutti i beni del Principe Caracciolo passarono ad altre persone, tra cui il cognato Leopoldo de La Tour, Conte di Napoli e la Marchesa Giustino Caracciolo Imperiale, sua moglie. Nel Catasto fabbricati del Comune di Avellino, impiantato intorno alla metà del XIX sec., alla partita 285, intestata al Conte Leopoldo de La Tour fu Emanuele, figura in località Pianodardine una casa di 4 vani terranei e 4 vani al primo piano, descritta come opificio per la filatura del lino e della canapa, con un’annotazione a margine indicante il cambio di destinazione ad uso di abitazione. Alla morte di Leopoldo de La Tour, avvenuta il 19 gennaio 1906, i figli Francesco, Leopoldo, Maria e Marino, non vivendo ormai più in Italia, preferiscono alienare tale bene, vendendolo con atto Lucadamo del 20/6/1920 ai fratelli Angelo e Michele Mastroberardino, già fittuari dello stesso stabile, ove, fin dal 1878 il padre Angelo aveva avviato una industria vinicola