TRABUCCHI D'ILLASI

L’azienda fu acquistata nel 1920 dall’Avv. Marco Trabucchi, padre del Prof. Alberto Trabucchi, e nonno dell’attuale proprietario, il Prof. Giuseppe. L’Avvocato Marco tramandò ai discendenti la cultura dell’economia agricola, cultura che aiutò la sua famiglia e le popolazioni di queste terre a superare le carestie provocate dalle guerre. Così, nella tradizione della nostra famiglia si fondono le due culture, quella del mais, coltivato a fatica nei terreni sassosi della collina, e quella della vite: entrambi quintessenza dei beni della terra, al punto che l’uomo non potrebbe vivere senza questi alimenti. Quest’ attenzione Alberto Trabucchi portò con sé, con una sensibilità che improntò la sua vita, sempre alla ricerca dell’essenza delle cose. Questa sensibilità egli, a sua volta, consegnò ai suoi figli e ai nipoti. L’Azienda, in una posizione che domina il paese di Illasi e il maestoso castello scaligero, vanta 22 ettari coltivati a vigneto e 6 ad oliveto, che si estendono sino all’apice della collina, da 140 m. s.l.m. a 300 m.s.l. E’ composta da cinque fondi, circondati da quattrocento cipressi che abbelliscono i luoghi dedicati alla coltivazione. I cinque fondi sono: Monte Tenda, che comprende i vigneti del Dandarin, San Colombano, Castello, Cereolo di Sopra, e i fondi c.d. Campagnina – Fongara – Bivio. I sistemi di allevamento sono misti: a Guyot e a tendone, scelti con il criterio dell’ausilio all’equilibrio termico e idrico. Con la coltivazione biologica, si mira a far sì che la pianta acquisisca il più possibile una resistenza naturale contro i parassiti. L’uso dei concimi chimici è molto nocivo alla vite, così come quello degli erbicidi e di altri insetticidi, che, attraverso la vite, finiscono per nuocere sia alla qualità del vino, sia alla salute di chi lo beve. Ad esempio, quando la vite, coltivata con misure non biologiche, viene aggredita da infezioni fungine, essa, esaurita dai trattamenti chimici che ha dovuto subire, è incapace di opporre loro una resistenza sufficiente a vincerli ed eliminarli. Se, invece, il vigneto resiste ai funghi con la propria forza fino al momento della vendemmia, allora a quel punto l’uva integra viene lasciata ai lieviti della fermentazione alcolica: questi lieviti che sono anch’essi dei funghi, trovano l’uva sana e possono degradare e attaccare lo zucchero d’uva, depurandone così il succo da tutte le sue sostanze pesanti per trasformarsi in liquido di vino ricco di sostanze e profumi. Ecco perchè abbiamo scelto la coltivazione biologica.